lunedì 8 gennaio 2007


Meda è la città che ospita la mia famiglia e la mia azienda.

E' la città famosa nel mondo per la presenza di centinaia di aziende dedite alla produzione di mobili prevalentemente di design o classici e in stile.
Sono molto affezionato a Meda, amo vedere il continuo sviluppo delle aziende, il passaggio di timone tra padri e figli, il loro difendersi, emergere e lottare contro ogni tipo di clima economico e politico.
Amo sentire le storie di successo delle aziende di Meda che ce l'hanno fatta e che rappresentano oggi il design e lo stile nel mondo.
La terra di Meda
40 anni fa ha dato anche noi l'opportunità di dare il nostro contributo per produrre divani e poltrone.
Produrre arredamento di qualità, fedelmente alla tradizione tappezziera, ci rende orgogliosi e carichi di responsabilità anche per il futuro.
E' molto difficile mantenere vivo e prospero un metodo di lavoro artigianale come il nostro, dove l'apporto di manodopera qualificata è fondamentale e dove ogni pezzo, soprattutto se realizzato su misura, è eseguito con cura particolare.
Università italiane e straniere hanno realizzato studi e ricerche sul sistema Meda, e se la Regione Lombardia, insieme a Catalunya, Rhône-Alpes e Baden-Württemberg, rappresenta uno dei quattro motori d'Europa, La Brianza, e con essa Meda, sono il motore della Lombardia.
Nessuno come Felice Asnaghi può descrivervi Meda, la sua cultura, la sua storia e la sua evoluzione nel tempo.
Felice Asnaghi nel suo sito si descrive così:

"Ha in attivo varie pubblicazioni di storia locale.
Segnalato e premiato in diversi concorsi culturali, relatore nei corsi di formazione degli insegnanti del circolo scolastico, collabora a giornali e riviste. È cultore di araldica, paziente ricostruttore di alberi genealogici, esperto nella scrittura dialettale brianzola (con le varianti del territorio), poeta in vernacolo. Per le sue opere si avvale della ricerca di archivio e delle testimonianze raccolte dalla viva voce dei protagonisti e testimoni di tanti eventi, grandi e piccoli, che hanno segnato e segnano la vita della comunità medese. Ha in attivo varie pubblicazioni di storia locale. del circolo scolastico, collabora a giornali e riviste."
Ecco una piccolo estratto del suo lavoro su Meda, che mette in luce le caratteristiche dei medesi e del "sistema medese".
"Lo storico locale non è colui che sa tutto, ma una persona che con meticolosa pazienza ed amore sa ricostruire piccole vicende in tutti i loro particolari e che tassello dopo tassello ricompone quel grande mosaico che è la vita di paese.

Capita di raccontare ai nostri figli antiche fiabe che ci trasportano in un mondo misterioso ed affascinante. Capita di leggere la storia del proprio paese ed imbatterci nella leggenda dei santi fondatori: ci si accorge di perderci nella notte dei tempi dove il reale e l'immaginario si confondono e tutto diviene sacro.

Aimo e Vermondo, così si narra, imbattutisi coi feroci cinghiali trovarono riparo sopra due maestosi lauri e pur di aver salva la vita fecero voto a Dio di erigere in quel luogo, ove già esisteva un'edicola in onore di San Vittore, un cenobio di monache. Chi era dunque Vittore per essere venerato sin dai tempi antichi dagli abitanti della nostra zona? Era un soldato mauritano, oggi diremmo marocchino, che nei primi anni del secondo secolo prestava servizio a Milano sotto le insegne dell'esercito romano. Benché leale servitore dell'imperatore, in quanto cristiano fu arrestato, gettato in carcere, torturato ed ucciso. Come non considerare un segno di universalità l'alzare agli altari un soldato africano in terra lombarda?
Un segno dei tempi se si considera che la nostra zona conobbe la presenza di disparate popolazioni come quelle celtiche e romane che forzarono l'arrivo di migliaia e migliaia di schiavi, di coloni greci e siciliani. Fu poi con la caduta dell'Impero Romano che si stanziarono Longobardi e Franchi. Fondamentale fu l'opera di unità che la religione cattolica promosse all'interno delle varie etnie che costituivano il tessuto sociale. L'esistenza di un tempio cristiano nel pieno della foresta, che ricopriva la nostra collina, è segno che sin dall'Alto Medioevo esisteva un nucleo abitativo. Già in un documento dell'851 si parla del Monastero di San Vittore e cinque anni dopo un altro documento nomina Meda. Nel 1002 in un atto di permuta di terreni in località Farga si indica "castro Meda" intendendo per esso un villaggio dotato di mura, tipico degli insediamenti medioevali. Nel Medioevo, attorno al Monastero, si costituisce una comunità che ormai ha messo radici in questo luogo. Meda era un paese fiorente perché molti contadini delle zone vicine bramavano trasferirvisi per lavorare alle dipendenze della Badessa ed usufruire di un personale appezzamento di terreno ove costruire una casa e lavorare le terre affidategli: nasce il comune rustico
Nei secoli seguenti si alternarono le dominazioni spagnola, austriaca, francese; indistintamente si conobbero i danni delle loro armate e l'iniquità delle loro gabelle. Ancora una volta è la Chiesa ad essere riferimento autorevole in uno Stato lontano e nemico: attraverso una presenza capillare su tutto il territorio mediante il Curato e la Confraternita, il tempio e le cappelle in onore dei santi e le icone nei cortili. Un fatto resta certo: la vita della nostra comunità si è sempre evoluta attorno al sacro. La giornata del contadino iniziava con la messa mattutina delle ore cinque e si concludeva col vespro delle ore diciotto. La nascita e la morte acquistavano quel fascinoso mistero attraverso la fede e le feste religiose, intercalate lungo tutto l'anno solare, creavano coralità e solidarietà.
Con l'affacciarsi del nostro secolo Meda cambia, lascia alle spalle un'economia agricola mentre si rafforza sempre di più l'artigianato del legno. Nascono le prime grosse industrie ed il lavoro attira nuova gente. La Meda attorno al campanile non esiste più, il paese si espande a vista d'occhio tanto che il nuovo centro si sposta sull'asse di via Matteotti-Indipendenza. Qui sorgono il palazzo comunale, la stazione delle ferrovie Nord, le industrie Salda, Baserga, Bertolotti, Lanzani.
Il boom economico dilatò il mercato del mobile che favorì l'espandersi delle industrie. Sono gli anni Cinquanta, caratterizzati dal massiccio arrivo di manodopera veneta che, espulsa dai propri luoghi di origine per calamità naturali (l'alluvione del Polesine), si concentrerà alla periferia del paese. Nacquero e crebbero i quartieri del Ceredo, del Polo e San Giorgio. Gruppi di famiglie venete si stanziarono in zona Via delle Cave, mentre famiglie friulane, dedite al lavoro delle fornaci, si accasarono in fondo alla via Santa Maria.
Oggi siamo in 21.000. Meda, crocevia di etnie come ai tempi di San Vittore; Meda tollerante, consapevole di aver dato casa e lavoro a uomini e donne desiderosi di un avvenire migliore."
per contatti con Felice Asnaghi - feliceasnaghi@tiscalinet.it




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